25.08.2009 – A Farah la Folgore sotto tiro sulla strada maledetta: due attacchi in 24 ore

 

A Farah, provincia maledetta nell’Afghanistan 
occidentale, i paracadutisti italiani sono 
di nuovo sotto tiro. Domenica notte una trappola 
esplosiva ha colpito una colonna del 
187˚ reggimento Folgore. Nel convoglio c’era 
anche il comandante, colonnello Gabriele Toscani 
De Col, testa pelata e mascella da parà, 
che è rimasto illeso, come gli altri soldati italiani. 
Ilsecondoattaccoèavvenuto sulla famigerata 
517, soprannominata «autostrada per 
l’inferno». I talebani hanno tirato sui parà con 
i mortai, masi saranno pentiti dopo la reazione 
della 6˚ compagnia Grifi. Alle 23.30 di domenica 
la colonna di paracadutisti avanzava 
nei pressi del villaggio di Masau nel distretto 
di PustheRud. Un postaccio infame,dove giovedì 
scorso, il giorno del voto presidenziale, 
erano stati attaccati i bersaglieri. I parà della 
4˚ Falchi avanzavano preceduti dagli Angeli 
neri, che vanno a caccia di trappole esplosive. 
Alessandro Di Lisio, saltato in aria in luglio su 
un ordigno, faceva parte di questa unità. Incollati 
ai visori notturni e coni fari spenti hanno 
cercato di individuare postazioni nemiche. 
A20-30 chilometri a nord ovest da campo 
El Alamein, la base della Folgore a Farah, il 
nono mezzo della colonna è saltato su una 
trappola esplosiva. Ancora una volta il Lince, 
il mezzo utilizzato dai soldati italiani,ha tenuto. 
I quattro parà sono rimasti illesi. 
Il secondo attacco è avvenuto verso le 14 di 
ieri, ora afghana. I paracadutisti della 6˚ compagnia 
Grifi erano usciti in missione da base 
Tobruk, l’avamposto nel famigerato distretto 
di Bala Baluk con i soldati dell’esercito di Kabul. 
«Bisognava scortare i rifornimenti a una 
base afghana» ha dichiarato da Herat il maggiore 
Marco Amoriello, portavoce del contingente 
italiano. Il fortino afghano conosciuto 
comela «garrison» si trova a ridosso della 517, 
la strada più infame della provincia di Farah, 
vicino alla roccaforte talebana di Shewan, dove 
dettano legge il mullah Sultan e i suoi 300 
talebani. Il capoccia degli insorti è un ex prigioniero 
di Guantanamo. I parà hanno raggiunto 
il fortino afghano e consegnato i rifornimenti, 
ma sulla via del ritorno sono iniziati i 
guai. I talebani hanno cominciato a tirare con 
i mortai. Gli italiani hanno individuato la minaccia 
e risposto al fuoco. Fra i parà non si 
registrano feriti. 
Fausto Biloslavo


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